Fra i colori di un ricordo

Questa è stata l’ultima canzone che abbiamo scritto per l’album. Il testo parla di una ragazza che fa parte del passato del narratore e il cui ricordo fa affiorare immagini a metà tra il verosimile e l’inverosimile. Musicalmente, ha un sound deciso che unisce una strofa ritmata a un ritornello pop e orecchiabile, proprio nel nostro stile

Un party leggendario

Forse la conoscete già perché è online da un po’. Eravamo lì a chiederci: chi è Nancy? Forse non è mai esistita, forse è un personaggio di un film o di una serie TV , o forse è stata lei a darci un pugno all’alba. Quel che è certo è che questo “party leggendario” c’è stato, magari solo in un sogno, e ha fatto sbocciare un fiore nel deserto di qualcuno. Nonostante l’apparente leggerezza, ha una dannata sfumatura malinconica , tipica di chi deve tornare alla normalità dopo l’euforia di una festa indimenticabile

C’è un certo Joe che mi vuole morto

Con questo pezzo torniamo un po’ alle nostre prime produzioni, come “Notti brave al bar”. Non sappiamo se Joe esista o sia esistito, ma è questo losco figuro con la barba lunga e un dente d’oro che ce l’ha con il narratore. Per fortuna, chi canta si salverà, ma dovrà “lasciare la città”. È un pezzo pop, perfetto da suonare con la chitarra acustica e da cantare a squarciagola.

Natalie

Questa è una ballata sostenuta da una chitarra elettrica potente che crea una dissonanza incantevole con le atmosfere di pianoforte e chitarra acustica. Ci sono dei chiari riferimenti ai Coldplay di Yellow e agli Oasis di Slide away. Il testo è nato ai tempi del nostro EP EpPi, e si è trasformato nel tempo per trovare la profondità espressiva che cercavamo

Vecchia strada

In questa canzone si sentono fortissime le nostre influenze: c’è un debito verso gli Stone Roses e la chitarra di John Squire, ma l’atmosfera cupa deve molto anche agli Arctic Monkeys di Humbug. Parliamo del viaggio inteso come esperienza, come un vagabondaggio dell’anima e un cambiamento della propria condizione attraverso il vissuto. È la continua tensione tra passato, presente e futuro , e la possibilità di tornare con la mente a una “vecchia strada.

La canzone del sombrero

L’ispirazione è arrivata da una puntata di Futurama, quando Fry chiede: “Qualcuno ha visto il mio sombrero?”. Phil ha subito pensato di scrivere un pezzo in cui la ricerca del cappello si intreccia con una storia d’amore finita. Il narratore deve ripartire da zero, sbirciando oltre il “muro” della malinconia. La musica inizia e finisce con chitarra e voce, come se il protagonista suonasse da solo in un luogo solitario , e nel mezzo, entriamo noi Liorsi per cantare per lui la fine della storia. Riuscirà a ritrovare il suo sombrero? Scopritelo voi!

Un’odissea

Un’odissea fa pensare a un’esperienza travagliata ed eroica, ma cosa c’è di più eroico che osservare il tempo che passa e fare un bilancio? Iniziamo con l’immagine delle nuvole che ci ricordano qualcosa o qualcuno , per poi passare a visioni che mescolano mondo interiore ed esteriore, il mito dei vent’anni con tutto il suo carico di dolore e bellezza. È nata come una ninna nanna con chitarra acustica e voce, ma è arrivata alla versione finale con un ritmo più sostenuto.

Mille finestre

A differenza delle altre, la musica e il testo di “Mille finestre” sono venuti fuori molto rapidamente. L’ossatura principale è stata scritta in circa mezz’ora, mancava proprio una ballata di questo tipo nell’album. Credo non sia un caso, in quella mattina di primavera dell’anno scorso c’era come una specie di magia nell’aria.

(Lontano dal) Grigiore urbano

È la nostra voglia di andare via e cercare quello che non c’è, sognando di avere o essere qualcosa di meglio. Non è solo una fuga fisica, è anche mettere da parte la quotidianità e rifugiarsi nella fantasia. Questo atto di ribellione ci sembra necessario oggi, e per noi le canzoni sono come una boccata d’aria fresca. La forza del pezzo sta anche in quel dialogo immaginario con un interlocutore che ci capisce e che ritroveremo “lontano dal grigiore urbano”. La strofa è spensierata e sognante, ma il bridge con la chitarra elettrica di Pierfrancesco e la batteria di Vito arriva come uno scossone, un richiamo all’azione , che sprigiona tutta l’energia nel ritornello urlato da Phil.

Un’era fa

Questa canzone parla della scrittura che fissa la fluidità del tempo con una serie di immagini surreali. Il titolo è un’indicazione importante per il tema: scrutare il futuro con gli occhi del bambino e volgere lo sguardo indietro per raccogliere i piccoli momenti di felicità del passato. In questo pezzo, passato e futuro si intrecciano nel territorio della fantasia. Musicalmente, è una dolce e pacata malinconia, con chitarre alla Johnny Marr degli Smiths e una melodia vocale che accarezza le parole e risolve la tensione nel ritornello.