C’è un odore particolare nelle vecchie case in campagna quando decidono di smettere di essere solo ricordi per diventare suono. È un misto di polvere, terra e quella promessa di elettricità che senti nell’aria appena colleghi il primo jack.
Abbiamo passato le ultime settimane a traslocare. Solo pochi metri, da una stanza all’altra della nostra vecchia tana, ma è stato come cambiare continente. Chi suona lo sa: ogni stanza ha una voce propria, e noi dovevamo imparare ad ascoltare questa.
Ristrutturare una sala prove in autonomia è un esercizio di pazienza e creatività. Abbiamo rivestito le pareti con spugne piramidali, giocando con le geometrie, abbiamo teso stoffe, recuperato vecchi tappeti mentre fuori, tra gli ulivi, tutto tace.
Non è solo una questione di acustica. È una questione di ritrovarsi.
Perché abbiamo fatto tutto questo? Perché i Liorsi hanno bisogno di un posto tutto loro, di una casa. Le nuove canzoni sono lì, negli arrangiamenti che abbiamo iniziato a abbozzare e che non vedono l’ora di esplodere tra queste pareti. Trasferirsi in una stanza diversa ci costringe a cambiare prospettiva, a sentire le frequenze in modo nuovo, a scrivere con un’energia differente.
Siamo quasi pronti. Gli amplificatori sono caldi, i microfoni aspettano solo il primo respiro e noi, onestamente, non vediamo l’ora di fare un rumore d’inferno in questa vecchia casa in campagna.
Il viaggio continua. Restate sintonizzati.

