Qui in casa Liorsi l’aria è carica di fermento. Stiamo lavorando al nuovo disco e lo facciamo per lo stesso identico motivo per cui abbiamo iniziato: per dare voce a chi, come noi, si perde nella malinconia, per gli “sfortunati in amore e fuoriclasse al bancone” dei bar di provincia. È un processo intenso, che ha bisogno di dedizione e passione: tutto parte dalla scrittura e dalla chitarra, in questa fase la canzone è ancora una piuma che può volare in qualsiasi direzione e passa dalle amichevoli litigate in sala prove per l’arrangiamento quando gli strumenti danno la dimensione alle parole e alle note, si fissa nelle demo registrate per restituirci la consapevolezza di ogni brano e si conclude con le take definitive in studio.
Vi terremo aggiornati, senza annunci roboanti, ma con tanta voglia di condividere quello che accade e che facciamo.
“Inno nostalgico” è il primo pezzo di cui vi parliamo in questo viaggio. A pensarci bene, questo brano è quasi il manifesto di ciò che facciamo.
Un sabato mattina libero e tanta voglia di scrivere: è così che è nata “Inno nostalgico”. Avevo deciso di dedicare tutta la mattinata a scrivere qualcosa di nuovo, e quel titolo mi ronzava in testa da un po’; quelle ore di libertà mi sono sembrate l’ideale per sviluppare il tema suggerito dal titolo.
A pensarci bene, quasi tutte le canzoni dei Liorsi sono degli inni nostalgici: guardare indietro a volte fa male, ma è necessario per evolversi e sviluppare di giorno in giorno la propria identità. Il passato, infatti, è una miniera infinita di diamanti grezzi dai quali si può attingere per i più svariati motivi; nel mio caso, il proposito primario di dare un’occhiata a ciò che è stato è quello di scrivere.
“Inno nostalgico” è dunque una canzone sul tempo o, meglio, su “un” tempo, osservato in maniera totalmente soggettiva e personale: è un granello di sabbia, non la clessidra. Il tempo porta cambiamenti e, a poco a poco, disegna la storia di ognuno di noi così come vuole il corso naturale degli eventi: unica, irripetibile, personale. Avanziamo sospinti dai secondi sulla nostra strada, e cerchiamo di rubare, durante il tragitto, qualche frammento di felicità dalle situazioni, dalle persone, dalle canzoni.
Ma cosa aspettarsi da “Inno nostalgico”, il nostro nuovo brano?
Le strofe della canzone descrivono delle azioni surreali e inverosimili compiute da una ragazza, un’amica immaginaria, in pieno stile Liorsi: giochi di parole, situazioni paradossali, leggerezza che si fa malinconia e ossimoro nel bridge: lo sguardo della ragazza illumina, ma è spento. Nel ritornello, invece, il focus si sposta su di me che canto, ed è una dichiarazione d’amore a quello che, come band, facciamo e continueremo a fare fino a quando ne avremo le forze: suonare il genere di musica che amiamo. Nel ritornello il tempo non solo si ferma, ma torna indietro: le strade vengono percorse a ritroso grazie al sogno, e i cieli blu elettrico non possono fare altro che ammirare la bellezza dell’immaginazione, la magia che si fa normalità (nel sogno è tutto possibile, anche pescare l’alba da un cappello) e l’importanza della leggerezza che a volte ci fa volare come una piuma e a volte diventa l’unico modo possibile in cui esprimere le ferite che si hanno dentro.
Non mi resta che augurarvi buon ascolto: alla fine della canzone il sipario si chiude su un saluto (malinconico, naturalmente) ad un treno supersonico (sì, sì e sì: amiamo i fratelli Gallagher e l’occasione era troppo ghiotta per non citare “Supersonic”, uscita nel 1994: qualcuno ha ancora dubbi sul perché la nostra canzone si chiami “Inno nostalgico”?).
Buona nostalgia!

