Ci sono momenti in cui l’unica cosa da fare è spegnere il telefono, lasciar scorrere l’estate fuori dalla porta e chiudersi in quel posto magico dove le uniche cose che contano sono i cavi, gli strumenti e un foglio pieno di parole.
Dopo un po’ di silenzio ci siamo ritrovati nella nuova sala prove, senza la fretta di dover postare qualcosa per forza, ma con la voglia matta di rimettere le mani sulle canzoni. Oggi il cantiere è aperto e fa un caldo bestiale, ma siamo a buon punto: 8 brani chiusi su 10, i testi pronti e un’idea ben chiara di dove stiamo andando.
Tra una pausa e l’altra ci siamo fermati a fare il punto con Phil, per condividere come stiamo vivendo questo momento e dove stiamo andando.
Tornare a sedersi davanti a un foglio o stare dietro un microfono non è mai automatico. Phil cosa ti ha spinto a rimettere il piede sull’acceleratore?
Sicuramente la voglia di scrivere, di suonare e di arrangiare nuovi brani è stata il motore di tutto il processo. Amiamo la musica, la scrittura di canzoni e il processo creativo in generale, perciò mettersi al lavoro su nuovo materiale è stato naturale. Per me è meraviglioso farvi ascoltare una nuova canzone chitarra e voce e vedere come cambia, si evolve e migliora con il contributo e le idee di tutti e cinque: è proprio questo il bello di essere una band, di essere i Liorsi.
Mentre fuori tutti corrono al mare o cercano la foto perfetta per le storie di Instagram, noi ci siamo chiusi qui dentro. Com’è per te vivere quest’estate tra rullanti, cavi e accordi?
Io, personalmente, non amo molto andare al mare, perciò per me è un’estate davvero bellissima. Passare questo tempo insieme è stimolante oltre che piacevole, e avere la consapevolezza di creare qualcosa insieme ci dà la spinta per migliorare costantemente; inoltre questo lavoro rafforza il nostro legame musicale e umano. Unica nota negativa di quest’estate? Il caldo della sala prove: dobbiamo assolutamente acquistare un deumidificatore!
Avere 8 brani completati su 10, con tutti i testi già pronti, ci dà tanta voglia di accelerare. A te che sensazione dà vedere il disco che prende forma, traccia dopo traccia?
È una sensazione davvero splendida: creare qualcosa di bello insieme è il motivo che ci spinge e ci spingerà sempre a continuare a scrivere e suonare. Per me è meraviglioso ascoltare il nostro disco dalla prima all’ultima traccia e pensare: “Ehi, questo l’abbiamo fatto noi”. Scrivere un album è come scrivere un racconto: anche se le canzoni non sono collegate tra loro, quello che si viene a creare è una vera e propria narrazione, e questo vale sia per noi che per chi ci ascolterà. Io ero in quel determinato posto e pensavo a quella cosa quando ho scritto quel verso, tu pensavi a quella canzone quando hai pensato a quelle arrangiamento. Magari in futuro chi ascolterà una canzone di quest album potrà ripensare ad un suo momento felice e questa sarebbe una cosa che mi farebbe onore oltre a rendere tutti infinitamente orgogliosi. Credo che questa sia una delle ragioni principali per cui scrivo, per arrivare all’altro, creare una connessione, avere qualcosa in comune.
Oggi sui social sembra che se non pubblichi qualcosa ogni tre giorni non esisti. Credi che questo nostro approccio libero stia aiutando a proteggere il lavoro che stiamo facendo?
I social non sono mai stati un problema per noi: se suoniamo o facciamo un concerto e ci va, postiamo qualcosa. Siamo lontani da quell’ansia indotta, anzi, questo nostro essere liberi dalla frenesia di dover a tutti i costi postare è di enorme aiuto al processo creativo. Per me i social dovrebbero essere di contorno o tutt’al più di sostegno alla musica che scriviamo e suoniamo, non il contrario!
Senza svelare troppo di quello che sta per arrivare… diciamo cosa c’è da aspettarsi da questo nostro nuovo lavoro?
Sono davvero felice e orgoglioso dell’album a cui stiamo lavorando. A differenza di Magic Play, che è stata una sorta di raccolta di tutto quello che avevamo in mano, sia vecchio che nuovo, per questo lavoro le canzoni sono state scritte ex novo e pensate per far parte dello stesso disco. La direzione musicale è sempre quella dettata dalla musica inglese che tanto amiamo, mentre per quanto riguarda i testi ho scelto la strada che più mi appartiene: quella della scrittura surreale e a tratti scanzonata, che è l’anima più vera e profonda dei Liorsi.

