Ci sono canzoni che nascono senza chiedere il permesso, parole che hai in testa in attesa che sia il momento giusto per essere scritte su un foglio e suggestioni che ti accompagnano da sempre e che, dopo anni, trovano il modo di trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo. L’amore, che sia trovato, perduto o ritrovato, è una delle infinite tessere del puzzle. E il passato, il ricordo sempre vivo eppure sfocato, diverso, in continua trasformazione.

Un falò in fondo al mare” è il titolo della nuova canzone dei Liorsi in uscita il 21 settembre su tutte le piattaforme digitali, la prima estratta dal nuovo album dal titolo “Plot twist”.

Il titolo del brano è un’immagine impossibile e ossimorica, e forse anche per questo suggestiva. È una canzone sull’estate, naturalmente, ma la dimensione temporale, qui, è del tutto dilatata e senza confini: la stagione più calda dell’anno fa da cornice a una storia d’amore che si perde tra l’inizio e la fine di un passato che si azzera nel momento in cui si cerca di fissarlo e di definirlo attraverso la parola o anche solo attraverso il pensiero.

Suonare questo brano in sala prove ci ha aiutato in fase di registrazione ad unire l’attitudine melodica e l’urgenza espressiva alla spinta ritmica e alle chitarre sature del suono d’oltremanica che tanto amiamo.

L’inizio di Un falò in fondo al mare è emblematico: “Estati infinite/Come viole già sfiorite” oltre alla citazione del famosissimo brano di Rino Gaetano, “Sfiorivano le viole”, c’è l’aggettivo “infinite” che accompagna il sostantivo “estati”, proprio a indicare che un periodo, o anche solo un attimo, possono diventare eterni per chi li ha vissuti, e che tutto ciò avviene attraverso l’atto imperfetto del ricordare.

Il tema della scelta è un altro tema fondamentale del brano: le “finestre sul futuro” della seconda strofa ne sono l’immagine di punta; le finestre danno una possibilità, lasciano intravedere qualcosa senza che la si possa toccare, e sta a noi scegliere da quale finestra affacciarci per dare un’occhiata al mondo. Diverse sfumature si intrecciano in un testo che dà svariati indizi, varie strade interpretative, come quelle “stelle appese al muro”: giusto guardare oltre il vetro di una finestra, ma senza dimenticare che alcune stelle sono già all’interno delle proprie mura, del proprio io, del proprio vissuto. La loro luce può guidarci e illuminare il cammino che abbiamo davanti, ma anche quello che abbiamo alle spalle.

Il bridge è il momento della consapevolezza, della separazione, che pone una distanza non solo temporale ma anche fisica tra i due protagonisti del brano: da una parte lo strappo, la rottura, dall’altra la consapevolezza dell’abitudine e il continuare con la propria vita: “Adesso sei partita/Canto sempre Lovely Rita”. Non potevo non citare la grande canzone dei Beatles contenuta in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Il ritornello della canzone è pura immagine: “Ti hanno vista ballare nelle notti d’estate attorno a un falò in fondo al mare”: qui viene evocata l’atmosfera gioiosa e spensierata di una festa, dove si balla, si canta e si lasciano andare i pensieri. Naturalmente c’è il tocco surreale in pieno stile Liorsi, perché tutto ciò avviene in fondo al mare: c’è un falò che brucia, una chitarra che suona e dei ragazzi che ballano e cantano in un luogo impossibile. Nella penultima frase del ritornello torna prepotentemente il tema della scelta: “Ti hanno vista scappare verso un altro finale”: qui la nostalgia regna sovrana e con essa l’azione irrealizzabile di tornare indietro nel tempo per provare a cambiare le cose, di percorrere un’altra delle infinite strade che portano a un risultato diverso da quello che si è ottenuto.

Quello che resta, alla fine del brano, è un ragazzo che continua imperterrito a suonare la sua chitarra (in fondo al mare): la festa e l’estate sono finite, il passato è andato come doveva (o forse no) e a chi scrive, a chi racconta, non rimane che un sussurro, un ricordo sbiadito di quel che è stato che, però, si fa canzone.

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